Magnani non ci pensava un attimo

Gianni Magnani mi intriga un sacco. Come giocatore e come personaggio. Per tutta una serie di motivi, l’ultimo dei quali lo scoprirete alla fine dell’articolo. Mi intriga perché era un grande campione ligure, uno dei tanti della mitica scuola genovese degli anni Settanta, perché era un ragazzo molto apprezzato e direi quasi amato da tutti, perché aveva una classe sopraffina, perché sotto certi aspetti era diverso da tutti gli altri e perché… portate pazienza. Dico era perché Gianni Magnani ci lasciò che non aveva nemmeno 40 anni, il 25 febbraio 1992.

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A Bologna li chiamano “Esan”

Sabato Sera è il settimanale imolese grazie a cui, nel lontano…lasciamo perdere, ho iniziato a scrivere articoli. E non ho ancora smesso. La scorsa settimana il giornale mi ha chiesto una recensione del libro “Dal bar allo sport”. Mi sono fatto prendere la mano e ho scritto un articolo interminabile. Chi avesse voglia di leggerlo può farlo qui.

biliardo

 

Per chi invece volesse guardare il servizio di “Buongiorno Regione” su Rai3 Emilia Romagna dedicato sempre al libro di Alessandro Cavazza ecco il link.

 

Bergamo e il mitico Trofeo Colosio

C’è tanta Emilia Romagna negli articoli pubblicati sinora in questo blog e non poteva essere diversamente, ma c’è anche un po’ di Liguria, ci sono le Marche, c’è la Toscana. Mancano all’appello diverse regioni, alcune delle quali hanno dato davvero tanto al movimento biliardistico e tra queste la Lombardia. Iniziamo quindi a colmare questa lacuna parlando della realtà di Bergamo e in particolare della gara a coppie che nella seconda metà degli anni Settanta è stata una sorta di secondo Campionato Italiano, per importanza e per la quantità e qualità di premi assegnati: il Trofeo Angelo Colosio. Ad aiutarmi nel rievocare questa manifestazione sono Franco Centurelli (che quella gara la vinse e disputò anche un’altra finale) e Ildebrando Artemisi.

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La scuola degli “sboroni”

Come annunciato è disponibile il libro “Dal bar allo sport” di Alessandro Cavazza. Pubblico uno stralcio della mia prefazione.

Forse tu hai conosciuto mio padre, Gino Cavazza”. L’autore di questo libro non lo sapeva, ma la prima volta che mi ha telefonato, è stato come se qualcuno gli avesse spifferato una password in grado di intaccare e sgretolare immediatamente le automatiche difese di chiunque abbia frequentato il mondo delle boccette negli anni Settanta-Ottanta. Anche quelle di chi, come me, vivendo a Imola e non essendo bravo come il mio concittadino Luca Casadei, non ebbe la possibilità di far parte del gruppo degli sboroni, come più volte scherzosamente (e devo perfino dire senza alcun ritegno) vengono definite in questo libro anche persone del calibro dell’attuale presidente della Camera di commercio di Bologna, Valerio Veronesi.

Certo mi sarebbe piaciuto, a vent’anni, fare lo sborone con loro, con Veronesi, Trebbi, Cavazza… Vivere appieno, per dirla con Alessandro, in quel mondo parallelo che tutto conteneva e armonizzava fino all’alba, fino a che la luce ritornava nel mondo e toccava rimettere la maschera e ritrovar posto nella farsa a soggetto della vita.

Già, perché lì, in quelle sale biliardi all’inizio sature di fumo, a volte un po’ equivoche, ma spesso migliori della loro fama, in quei luoghi dove incontravi personaggi di ogni tipo e dove il medico affermato o il noto concertista erano trattati alla pari dell’operaio e dello sfaccendato, con quelle compagnie non avevi mica tanto margine: o ti adattavi alla svelta e stavi al gioco, insomma seguivi il ritmo, tenevi il passo, o finivi, nella migliore delle ipotesi, per essere un anonimo personaggio di contorno. Scuola di vita se ce n’era una.

 

Dal Bar allo Sport: un libro di Alessandro Cavazza

Prezzo: 22 euro (spese di spedizione incluse).

Compralo dall’autore: manda una mail a: a.cavazza@acava.it

Compralo dall’editore: https://www.tipoarte.it/contatti​

Dalla, classe e furbizia

Di Maurizio Dalla non so nulla. Non l’ho mai visto giocare e ne ho solo sentito parlare, citato da tutti come uno dei più grandi giocatori bolognesi degli anni Settanta e quindi, automaticamente, tra i più forti d’Italia del periodo. L’unica cosa che potrei scrivere la trovo sull’albo d’oro del Crib (Centro Raccolta Italiana Biliardo) tenuto da Maurizio Pieri, che cita Dalla come campione italiano individuale 73-74. In soccorso però mi vengono due lettori del blog, Daniele Barilli e Paolo Bortolotti, che mi hanno inviato i loro ricordi, a cui spero si aggiungano anche altri. Il blog è sempre a disposizione di tutti gli appassionati.

Dalla premiato da Rossetti 

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Gino Cavazza, principe del panno verde

C’è una frase che Valerio Veronesi pronunciò nell’estate del 2020, quando Massimo Berselli e Valerio Alvisi lo intervistarono a lungo riportandolo anche con la mente al biliardo del passato. Me la sono segnata perché immaginavo che prima o poi avrei avuto l’occasione giusta per citarla: “Se dovessi fare uno spot per le boccette sceglierei due persone ai vertici per stile: il miglior Guido De Cet e il miglior Gino Cavazza”. E si potrebbe anche chiudere qui.

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Veronesi: “Le boccette hanno un futuro”

Avrei preferito poter intervistare a quattr’occhi Valerio Veronesi per avere la possibilità di interloquire con lui, ma a causa delle restrizioni legate al Covid non è stato possibile. Grazie alla collaborazione di Alessandro Cavazza abbiamo rimediato facendogli avere alcune domande che avevo preparato. Se amate il biliardo prendetevi un quarto d’ora per ascoltare Valerio, vi assicuro che ne vale la pena.

https://youtu.be/M1Z1lOImtfg

Dunque il messaggio che lancia Valerio Veronesi è chiaro: servono idee, progetti, visione, coraggio, ma il presidente della Camera di Commercio di Bologna è convinto che le boccette abbiano un potenziale inespresso. Veronesi lo ribadisce: se pensiamo che possa servire al movimento, lui c’è, con la sua passione, con il suo passato, ma anche e soprattutto con il suo importante presente e con le sue idee. Interessa? Io non avrei dubbi. Ma, parafrasando il Marchese del Grillo, voi siete voi e io non sono un cazzo.

Il Poldo nazionale

Pelè o Maradona? Coppi o Merckx? Laver o Federer? Chi sia stato il migliore di tutti i tempi era la più classica discussione da bar.  Quando ancora esistevano i bar veri, non quelli di adesso emigrati su social network sempre più rissosi al riparo delle tastiere. Ricordo serate intere passate a furia di confronti impossibili, rimanendo alla fine, come sempre, ognuno della propria idea. Ora qui nel mio blog, dove posso scrivere quello che mi pare, se vi interessano nome e cognome del miglior giocatore di boccette di tutti i tempi secondo la mia “insindacabile” opinione, non mi sottraggo di certo. Il nome è Luca. Il cognome è Molduzzi.

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Pitture, il Re di Firenze

Entrava nei locali e si presentava così: “Sono Pitture di Firenze, chi vuole giocare con me?”. Vittorio Maccioni è nella storia, nella leggenda delle boccette. Oggi, grazie alla gentile collaborazione della figlia Patrizia, sono in grado di raccontare e di fermare qui, nel mio blog, qualche frammento di quella leggenda. Soprattutto posso condividere con voi splendide foto, alcune delle quali ritraggono Pitture assieme ad altri grandi campioni degli anni Sessanta-Settanta.

Qui con Pitture si riconoscono Stecchino e Cavina

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