I giovani, le boccette, le mezze stagioni

Comincio questo articolo con un ricordo personale. Non ero ancora maggiorenne e avevo iniziato a tirare boccette al Las Vegas, mitica sala biliardi imolese di cui ho parlato in un articolo agli albori di questo blog. Il venerdì sera andavo a vedere le partite del campionato a squadre. Poi, un giorno, ci dissero che avevano organizzato un campionato anche per noi ragazzi e quella fu la prima volta che indossai una “maglia”.

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Nonnismo

La domanda è provocatoria ma le domande possono (a volte devono) essere provocatorie, se poste comunque in modo rispettoso. Del resto lo sai che una giornalista di quella trasmissione ti farà quel tipo di domanda. La tiratina di capelli è un gesto da “nonno” ma tu non sei suo nonno e lei merita rispetto in quanto donna e in quanto giornalista. Quindi ti scusi e basta.

Si fa per sopravvivere

Citazione da un giornalista americano: Gerard Baker

Quello che è successo è che le aziende giornalistiche sono cambiate nel loro carattere e nel loro scopo: sono passate da essere da quasi istituzioni legali a quasi istituzioni religiose […] Breviari per congregazioni di credenti. Il loro scopo è confortare la fede dei devoti offrendo rassicurazioni e impartendo lezioni morali.

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Te che sei giornalista

“Te che sei giornalista…”. È quasi incredibile eppure capita ancora. Tra le categorie più bistrattate, denigrate, infamate, i giornalisti se la giocano con i politici. I giornali di carta non li legge più nessuno. Di quelli online si passano in veloce rassegna al massimo i titoli. Eppure il “Te che sei giornalista…” sopravvive ancora al bar. Sembra immortale. “Dai dimmi la verità da quanti giorni è già morto il papa? Vogliono far vincere all’Inter anche questo campionato? Quando faranno partire la prossima pandemia?”. La credibilità dei giornalisti, che siano firme nazionali o piccoli pensionati di provincia come me, passa in un attimo da zero a mille e di nuovo a zero. Io ho adottato una tattica che mi sembra azzeccata. Non rispondo. Al massimo faccio un sogghigno. Capperi non posso mica svelarti tutti i segreti del mondo solo perché beviamo un caffè assieme.

Complicità e ricatti

Avviso ai naviganti: oggi non parlo di biliardo. Per cui potete tranquillamente sorvolare. Avendo deciso che i social non fanno più per me può succedere che qualche volta io sfrutti il blog per scrivere qui quello che mi viene in mente. Di tutto e di… meno. Ho creato anche le categorie perfette allo scopo: “divagazioni” e ancora meglio “chissenefrega”. E comunque questa è casa mia per cui… fatevene una ragione. Oppure, se preferite, andate oltre. Non mi offendo.

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Quell’anno al Moto Club

Ci voleva una scommessa con Luca Casadei per farmi tornare così indietro nei ricordi. Ma non mi sono fatto prendere troppo dalla nostalgia ed è stato bello ritrovare, ad esempio, questa foto del Moto Club stagione biliardistica 79-80.

Da sinistra in piedi: Tiziano Borghi, Iseo Calamelli, Giuseppe Trinca, Luca Casadei, Franco Musconi, Maurizio Andreoli, Alfiero “Bibi” Zarantonello, Bruno Stufetti, Meri Degli Esposti, Sotto: il dirigente Beltrandi, Sauro Bacci, Roberto Caravita, Franco Montefiori, Paolo “Pachito” Solani, Lidio Ronchi

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Divagazioni e divulgazione

Mi è capitato un po’ di giorni fa di sentire Angelo Corbetta fare un’osservazione al microfono di Piero Guglielmi. Quest’ultimo, giustamente, metteva in risalto il successo ottenuto grazie alla lodevole attività sua e di altri “volontari” come Massimo Berselli, Paolo Quarti, Enrico Rosa, Luca Molduzzi, Stefano Bagli e altri ancora. Riprendono partite su partite e le divulgano in diretta su Facebook o su Youtube. Ottengono centinaia di visualizzazioni, svolgono un “lavoro” non retribuito fondamentale per noi appassionati. Corbetta, altrettanto giustamente, osservava che tutto questo è importante ma serve a poco, purtroppo, per il futuro del biliardo se non si raggiunge il grande pubblico, i “non addetti ai lavori”.

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Quando c’erano Loro caro Lei

Quelli come me, che sono stati giovani negli anni Settanta, adesso li chiamano “boomer”. Io a dire la verità di boom ne ho visto poco o niente, ma mi ritengo un privilegiato, anche solo per il fatto di non essere nato in altre parti del mondo. Peraltro non è questo il tema. La domanda è: sono anch’io un vecchio insopportabile nostalgico? Avete presente il tipo, vero? Quelli che “una volta sì…altro che adesso…” eccetera eccetera. Poi li ritrovate mentre osservano i cantieri e danno consigli, non richiesti, agli operai.

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