I giovani, le boccette, le mezze stagioni

Comincio questo articolo con un ricordo personale. Non ero ancora maggiorenne e avevo iniziato a tirare boccette al Las Vegas, mitica sala biliardi imolese di cui ho parlato in un articolo agli albori di questo blog. Il venerdì sera andavo a vedere le partite del campionato a squadre. Poi, un giorno, ci dissero che avevano organizzato un campionato anche per noi ragazzi e quella fu la prima volta che indossai una “maglia”.

La memoria mi tradisce ma direi che le squadre erano quattro, o poche di più. Mauro Grillini e Damiano Casadio, se leggono, forse ricordano meglio. Ovviamente non ricordo chi vinse, ma credo di non sbagliare se scrivo che l’esperimento non venne più ripetuto. Non aveva senso visto che già l’anno dopo eravamo più o meno tutti “abili e arruolati”, pronti a far parte delle squadre vere, quelle senza limiti di età.

Ora io lo so quello che state pensando. Erano altri tempi. In ogni bar c’era almeno un biliardo. I giovani avevano stili di vita differenti. Non esistevano i telefonini, internet e forse c’erano ancora le mezze stagioni… Insomma ste cose ce le siamo dette e ridette fino alla noia, ma se i tempi cambiano bisognerebbe anche avere la voglia, la forza, l’intelligenza, la fantasia di adeguare la proposta alla richiesta. Perché io non sono del tutto convinto che il biliardo non possa ancora esercitare almeno un po’ di interesse sulle nuove generazioni.

Cosa me lo fa pensare? Qualche piccolo segnale imolese. Il lavoro che Marco “Swonson” Cervellati e Cristian “Bio” Galassi stanno facendo al Punto con un gruppo di ragazzi ha dato frutti molto interessanti. Al Campanella, il centro sociale che frequento, è nata dal nulla una squadra di giovani amici che quest’anno ha giocato in serie C. Perché dico dal nulla? Perché fino a ieri i biliardi non li guardavano nemmeno di striscio, mentre ora alcuni di loro (non tutti, ovviamente qualcuno molla per strada) si sfidano e si allenano nel tentativo di migliorare e diventare competitivi. Ci riusciranno, non ho dubbi, perché gli è arrivata addosso la passione per il gioco. Ci riusciranno anche se nessuno o quasi nessuno gli insegna nulla (e questo sarebbe un tema).

Dove voglio arrivare? Di preciso non lo so nemmeno io, ma poiché sono certo che questi ragazzi non sono molto differenti dai loro coetanei, mi pare evidente che il postulato secondo cui “ai giovani non interessa il biliardo” sia quantomeno discutibile. Certo, scusate se mi cito, “bisognerebbe avere la voglia, la forza, l’intelligenza, la fantasia di adeguare la proposta alla richiesta”. Bisognerebbe insomma svecchiarsi, darsi una rinfrescata, aggiornarsi perché i tempi sono cambiati assieme alle mezze stagioni.

Come? Qualche idea, molto ma molto vaga, ce l’avrei, ma non sono così presuntuoso da pensare di avere in tasca la soluzione del problema. Certo, ripensando a quel primo e unico campionato giovanile, se guardo l’attuale serie C, piena di anziani come me, mi viene un po’ di tristezza. Lasciamoli giocare i pensionati, ci mancherebbe, ma una riforma dei campionati che elimini una serie di… voglio chiamarle “incongruenze” per essere gentile, ecco una bella revisione sarebbe il minimo. Magari creando uno spazio (o almeno un pertugio) riservato proprio alle giovani leve.

Chiarisco infine che non mi faccio alcuna illusione: le cose che scrivo su questi temi sono semplicemente frutto del tempo da perdere che ogni tanto mi ritrovo. Parole al vento. So perfettamente che, per citare non proprio alla lettera il Gattopardo, “nulla deve cambiare perché nulla cambi”.

 

6 risposte a “I giovani, le boccette, le mezze stagioni”

  1. Ricordo quel particolare del campionato giovanile. Giocava pure il bar rineo con il prof Brentoli e qualche altro ragazzetto. Sarebbe bello che in certi campionati considerati minori ci fosse l’obbligo di schierare qualche under 21. Potrebbe aiutare.

  2. Vivo a Milano e quindi parlo della nostra realtà che ben conosco.
    A Milano, i biliardi, sono quasi totalmente spariti dai bar e dove sono rimasti si viaggia a 7/8 € ora. Inoltre questi pochi locali sono pieni di gente che seppur arzilla ha età media da pensione avanzata.
    Poi ci sono le sale che a Milano e provincia (Monza e Como incluse) sono 5 (sigh!!) e qui i costi sono anche maggiori.
    Quindi il primo aiuto che dovrebbe arrivare dalla federazione (CONI, o stato se preferisci) riguarda sicuramente l’aspetto economico
    Se superiamo questo primo grande ostacolo, anche io avrei qualche piccola idea per coinvolgere le nuove generazioni.
    Un saluto

  3. La causa penso non si possa imputare a nessuno in questo momento. Nel mio comprensorio è rimasto un circolo e due circoli anziani, più di 30 anni fa c’erano 15 bar, ora nessuno. C’era una bocciofila con 1800 soci, 10 biliardi, a quei tempi noi venticinquenni eravamo i più giovani, di venti si no ancora in attività 15 amici oramai sessantenni. Provarono ad avvicinarsi al biliardo della ragazzini, gli vietarono di giocare perché non in possesso della tessera sociale, in quattro avevano si e no le lire per pagare la tariffa orari, mai più rivisti. Proposi una tessera simbolica, d risposta ma fu detto cosa ne sa lei, io ho messo giù la prima pietra, di risposta a questa un settantenne di allora, gli dissi che se la salute mi avesse assistito a distanza di 30 anni io avrei continuato a frequentare, lui per limiti di età sicuramente no. Ora la bocciofila penso faccia fatica ad arrivare alla settantina di soci, grazie alla politica di largo ai giovani.
    I ragazzi non frequentano più i bar, anche se di numero sono aumentati vistosamente, ma i luoghi di aggregazione sono altri.
    I ragazzini che conosco io, sono figli di giocatori o i genitori sono i gestori dei locali.
    Vedo ragazzi quasi esclusivamente nelle squadre della montagna modenese e reggiana, per il resto si andrà ad esaurimento dei giocatori.

  4. Il campionato Juniores, che si svolse una sola volta,
    aveva più squadre di quelle che pensavi e, se la vecchiaia non mi tradisce del tutto, lo vinse il Bar Ragazzini con in testa Luca Casadei.Io e Banana Taroni fummo esclusi all’ultimo dal Ronchini e trovammo un ” contratto”…ah ah , al LasVegas di Marino nella squadra di Capitan BeppeTrinca ed arrivammo secondi. Purtroppo non ricordo il numero totale delle squadre.

    1. Ciao. Forse non parliamo dello stesso campionato. Io di sicuro giocavo al Las Vegas di Marino. Boh la mia memoria è molto labile.

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